Journées Européennes du Patrimoine – Parte 2

Riassumere tutto in un articolo mi sembrava che non rendesse sufficiente giustizia a tutto ciò che ho visto in queste due giornate… Allora perché non continuare il mio tour in vero stile Piero Angela?

Eccoci approdati alla seconda giornata (e, per fortuna per voi lettori, ultima) giornata europea del patrimonio; destinazione: Musée des Confluences.

Costruito nel 2014, questo museo è emblema di innovazione, dinamismo e contemporaneità. L’architettura stessa ne è una conferma: imponente e originale, une combinaison di tre componenti fondamentali, le Cristal (ovvero i vetri che permettono il contatto con il cielo), la Nuage (la struttura in metallo, dove sono state costruite le varie stanze che accolgono le mostre) e le Socle (la struttura portante inferiore)

La Nuage

Come suggerisce il nome, è situato alla confluenza tra due fiumi: la Saona e il Rodano e mi piace pensare che le esposizioni (permanenti e non) abbiano un certo nesso con la sua posizione. Queste, infatti, toccano temi forti, come l’origine dell’uomo, la varietà di culture, il “che cosa c’è dopo la morte?”, ma anche crisi ambientale. Insomma, una confluenza di contenuti, che pongono l’uomo al centro, in tutte le sue sfumature.

Definirei questo come un progetto intellettuale, che offre la preziosa opportunità di riflettere sulla contemporaneità e sul futuro del destino umano, ma guardando al passato più remoto. E così è stato in particolare con l’esposizione temporanea La Terre en héritage, du Néolithique à nous: un percorso incentrato sull’evoluzione dell’uomo e sugli impatti negativi che questo ha avuto sul mondo intero.

La presentazione analizza, partendo dal Neolitico, le innovazioni che l’uomo ha man mano introdotto per sfruttare le risorse offerte dalla Terra e soddisfare le svariate necessità, come nutristi, abitare o spostarsi. Ma ci invita anche ad aprire gli occhi e a riflettere sulle conseguenze dell’agire umano e sul fatto che siamo arrivati ad un possibile punto di non ritorno.

Agricoltura e allevamento intensivi, spreco di risorse per la popolazione ricca, scarsità e accesso limitato per quella più povera, deturpazione e eccessivo consumo di suolo, inquinamento, migrazioni: et voilà.

Questa mostra mi ha lasciato con una domanda che mi porterò dentro per sempre: ma l’uomo si merita davvero di vivere sulla Terra?

Ps: se volete fare anche voi un’esperienza di riflessione di questo tipo non perdete tempo, la mostra rimane fino al 30 gennaio 2022.

Se ti va: https://www.instagram.com/p/CUIVf91sBLT/

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