Caro diario, sono sopravvissuta al primo mese lontano da casa

E’ trascorso circa un mese dal mio trasferimento, ma in realtà mi sembra passata una vita. Sarà il cambiamento, sarà il passaggio ad una vita di città, più caotica e frenetica, sarà l’avere mille cose a cui pensare, non so di preciso il perché, ma sento che è come se mancassi da casa da molto tempo.

Diffidate, però, da chi dice che studiare all’estero sia un’esperienza sempre fantastica, tutta rose e fiori: a volte l’Erasmus può essere davvero un incubo, parola di scout.

Andiamo con ordine: io lanciatissima verso questa nuova avventura, arrivo a Lione all’inizio di settembre, con tutta la mia vita incastrata tipo Tetris nelle valigie e con una voglia assurda di ricominciare dopo un periodo negativo. L’installazione procede bene, lo studio (come lo chiamano qui) è molto confortevole, leggermente piccolo, ma accogliente (forse un po’ troppo grigio, ma ci sto lavorando).

I primi giorni li dedico a visitare la città e le sue bellezze, a capire come orientarmi e come raggiungere gli innumerevoli campus universitari e a godermi le giornate di fine estate. Tutto procede bene, tra musei e parchi, ma all’improvviso… et voilà, un bel venerdì pomeriggio di sole, qualcuno ha avuto la brillante idea di rubarmi il portafoglio.

MOMENTO DI PANICO! Mi sono ritrovata senza documenti, senza più né carte né contanti, in un paese straniero, completamente da sola. Per qualche minuto non sapevo che fare, non riuscivo a pensare, il mio unico desiderio era tornare a casa, nella mia comfort zone (e sì, anche tornare dalla mia mamma).

La cosa che mi ha fatto più male è stata vedere tantissima gente indifferente di fronte ad una ragazza visibilmente agitata. Ma nonostante tutto mi sono ricomposta e ho raccolto le idee, primo step: correre alla gendarmerie più vicina.

Arrivo al commissariato: “Mademoiselle, qui non facciamo pratiche amministrative, deve andare in via tal dei tali, però deve correre perché tra poco non troverà più nessuno per raccogliere une plainte“.

N.B. erano le 16.45, la cosa mi ha lasciato un po’ perplessa, perciò mi faccio dare un numero di telefono per avvisare del mio arrivo. “Certo, l’aspetto”. Ma niente, arrivo dopo mezz’ora di corsa disperata e non trovo nessuno che potesse raccogliere la mia denuncia.

All’accoglienza mi viene detto di tornare il giorno successivo, subito alle 8 del mattino… peccato che era sabato! Una volta arrivata, mi hanno comunicato che il servizio di denuncia in presenza (???) era disponibile solo da lunedì a venerdì e mi hanno consigliato di fare una pre denuncia online (dirmelo il giorno prima no?! Vabbè, non lamentiamoci, meglio di niente).

Fortunatamente sono riuscita a risolvere tutto, ho assaporato casa per qualche giorno e sono ripartita, forse più carica di prima. Credo che questa disavventura, nonostante un iniziale senso di solitudine e di nostalgia, mi abbia spinto ancora di più a credere in me stessa e nelle mie capacità (di sopravvivenza oserei dire).

Posso affermare convinta, perciò, che per quanto possano mancarmi gli affetti più cari (soprattutto i miei cani) e per quanto delle volte possa essere dura, partire è stata la decisione più importante della mia vita, finora.

Avrò perso soldi e documenti, ma ho guadagnato in fiducia in me stessa: perciò dai, tutto sommato, questo mese non è andato male, no?

PS: consiglio spassionato prima di partire per l’estero: controllare bene come funziona TUTTO.

PPS: Se sei in Francia e hai bisogno di presentare una denuncia, esiste un servizio di pré-plainte en ligne: https://www.pre-plainte-en-ligne.gouv.fr

4 commenti

  1. Bel post, complimenti e in bocca al lupo! 🙂

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  2. Valentina ha detto:

    Sei una persona coraggiosa e piena di vita mia cara Ari ❤️

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    1. Arysmus ha detto:

      Grazie per il supporto, è la mia carica ❣️

      "Mi piace"

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